Siria, il regime di Assad accetta la proposta russa

Il regime di Bashar al-Assad ha confermato l'adesione alla proposta avanzata dalla Russia che prevede che il suo arsenale chimico venga posto sotto il controllo internazionale. Lo ha affermato a Mosca il ministro siriano degli Esteri, Walid al-Muallim, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa russa Interfax. ''Ieri abbiamo avuto una serie di colloqui molto produttivi con il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che ha proposto un'iniziativa relativa alle armi chimiche – ha detto al-Muallim durante un incontro con il presidente della Duma, Serghiei Narishkin – E, in serata, ci siamo detti d'accordo sull'iniziativa russa''. Raineri Stavi parlando sul serio, Kerry? - Ferraresi L’ultimo chilometro di Obama - Crippa Primi effetti collaterali del pacifismo integrale di Francesco sulla Siria
6 AGO 20
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Il regime di Bashar al-Assad ha confermato l'adesione alla proposta avanzata dalla Russia che prevede che il suo arsenale chimico venga posto sotto il controllo internazionale. Lo ha affermato a Mosca il ministro siriano degli Esteri, Walid al-Muallim, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa russa Interfax. ''Ieri abbiamo avuto una serie di colloqui molto produttivi con il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che ha proposto un'iniziativa relativa alle armi chimiche – ha detto al-Muallim durante un incontro con il presidente della Duma, Serghiei Narishkin – E, in serata, ci siamo detti d'accordo sull'iniziativa russa''. L'ok di Damasco, ha aggiunto il capo della diplomazia del regime di Assad, è arrivato perché in tal modo vengono a cadere tutte le ''giustificazioni per un'aggressione americana''. Secondo quanto riporta l'agenzia Interfax, però, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe affermato che il piano per il controllo delle armi chimiche siriane "ha senso solo se gli Stati Uniti non utilizzano la forza contro la Siria". Putin avrebbe poi aggiunto: "Ci aspettiamo che la Siria non solo accetti di mettere le sue armi chimiche sotto controllo ma accetti anche la loro conseguente eliminazione".
LA PROPOSTA RUSSA - Già dal momento in cui era stata avanzata, erano cresciuti i consensi internazionali alla proposta della Russia di mettere sotto controllo gli arsenali chimici in Siria, scongiurando così l'intervento militare Usa. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che per primo aveva lanciato il piano, aveva fatto sapere che Mosca aveva avviato colloqui con il governo siriano e intendeva presentare "presto" un "piano concreto" per la consegna dell'arsenale chimico sotto il controllo dei siriani. "Stiamo lavorando alla preparazione di un piano percorribile, preciso e concreto", aveva spiegato Lavrov, "e dopo saremo pronti a lavorarci con il segretario generale dell'Onu, l'Organizzazione per la proibizione della armi chimiche e con la partecipazione di membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu".
LA POSIZIONE EUROPEA - La proposta russa aveva incassato anche l'apertura, seppur cauta, di Barack Obama, l'incoraggiamento dell'Ue, il pieno sostegno di Cina, Iran e Lega Araba. La Francia, che in un primo momento si era detta pronta a unirsi agli Usa per un attacco in Siria, ha annunciato che presenterà oggi stesso al Consiglio di sicurezza dell'Onu una bozza di risoluzione per un programma per il controllo internazionale dell'arsenale di armi chimiche di Bashar al-Assad. Il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, ha spiegato che Parigi non accetta "trappole o diversivi" e per questo chiederà "una completa ispezione di tutte le strutture siriane utilizzate per lo stoccaggio di armi chimiche". Il testo prevederà conseguenze "estremamente gravi" in caso di inadempienza del regime, con riferimento al Capitolo 7 sull'uso della forza.
Dal canto suo il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha assicurato che Londra sosterrà una risoluzione "credibile" sulla consegna delle armi chimiche da parte della Siria, a patto che contenga un riferimento all'uso della forza.
LE DICHIARAZIONI DI QUIRICO - Intanto Domenico Quirico, l'inviato della Stampa appena rientrato nella sua casa di Govone dopo cinque mesi di sequestro in Siria, ha detto di non credere che gli Usa "arrivino davvero a bombardare la Siria". "Fare un'azione di questo tipo, che di fatto aiuta l'arcipelago della Jihad internazionale, sarebbe davvero un grave errore", ha dichiarato in un'intervista rilasciata a Sky.
LA REAZIONE AMERICANA - Il segretario di stato John Kerry ha avvertito Mosca e Damasco che gli Stati Uniti non intendono "aspettare a lungo" per vedere i risultati della proposta russa affinché Damasco consegni alla comunità internazionale il proprio arsenale chimico. Il segretario ha aggiunto che il Congresso deve dimostrare alla Siria, alla Russia e al mondo che gli Usa non si faranno prendere in giro da eventuali tattiche dilatorie sulle armi chimiche, se la proposta non si dimostrerà seria, confermando il sostegno alla richiesta del presidente Obama di via libera all'attacco.
Tuttavia fonti statunitensi hanno riferito che il presidente americano, Barack Obama, il premier britannico, David Cameron, e il presidente francese, Francois Hollande, avrebbero concordato di mettere alla prova il piano russo per la consegna delle armi chimiche siriane con un dibattito all'Onu. Dalla discussione si vedrà se si tratta di una strada percorribile per inserire gli impegni in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Altre fonti hanno riferito che all'Onu gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Usa hanno già avviato "contatti informali" sulla proposta di risoluzione che sarà presentata da Parigi, spiegando che i colloqui potrebbero protrarsi per "diversi giorni".
Nel frattempo il capo della minoranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, ha annunciato il suo voto contrario alla risoluzione che autorizza il presidente Obama all'uso della forza in Siria. McConnel finora è l'esponente politico più importante ad aver reso nota la sua posizione ostile all'attacco, spiegando che l'uso dei gas da parte di Assad il 21 agosto scorso a Damasco non rappresenta "chiaramente un chiaro rischio vitale alla sicurezza nazionale", Il no di McConnell all'intervento si spiega anche in quanto mancherebbero "tante risposte alle domande sulla strategia di lungo termine americana in Siria".